Guerre e mercati

Buon anno a tutti!
Mi piace iniziare la prima newsletter del 2020 con questo augurio sincero per tutte le persone che, in questi anni, hanno avuto la voglia di seguirmi nel mio percorso di creazione di una migliore cultura finanziaria.

L’argomento con cui inizio questo nuovo anno non è proprio dei più belli, visto che parlerò di guerre e degli effetti che queste hanno avuto storicamente sull’indice del mercato americano, il Dow Jones.
Ho preso spunto dalla lettura di un seguitissimo blog curato negli Stati Uniti da Joshua Brown, un famosissimo consulente finanziario americano.

Le tensioni improvvise in Medioriente dopo l’uccisione del generale iraniano Soleimani da parte degli Stati Uniti, hanno creato incertezza sui mercati finanziari. Ho pensato che sia utile fare un’analisi storica dei principali conflitti mondiali nell’ultimo secolo.

I guerra mondiale:
Iniziò nel 1914 e dopo sei mesi il Dow Jones perse circa il 30% del suo valore per poi riguadagnarne l’88% nel 1915.
Dall’inizio della guerra nel 1914 fino alla sua fine nel 1918, il Dow Jones aumenterà per più del 43%, con un guadagno medio annuo del 8,7%.

II guerra mondiale:
L’invasione di Hitler il 1 settembre del 1939 causò l’inizio della guerra. Il 5 settembre alla riapertura dei mercati il Dow Jones perse il 10%.
Ma anche in questo caso i risultati non furono molto diversi da quelli della prima guerra mondiale.
Infatti, dall’inizio nel 1939 fino alla fine nel 1945, il Dow Jones ebbe un incremento del 45% con una media superiore al 7% annuo.

Guerra di Corea:
L’invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord iniziò nell’estate del 1950 per concludersi nel 1953.
In questo periodo il Dow Jones salì di circa il 60%.

Guerra del Vietnam:
Guerra tra Vietnam del Nord e del Sud. Fu definita la guerra di resistenza contro gli Stati Uniti che intervenirono direttamente con le forze militari nel 1965 in aiuto del governo del Vietnam del sud.
Dal 1965 al 1973, anno in cui le truppe americane furono spinte fuori dal Vietnam, il Dow Jones guadagnò il 43%.

Crisi dei missili di Cuba:
Confronto del 1962 tra Stati Uniti e Unione Sovietica conseguente al tentativo di installazione dei missili sovietici a Cuba. La crisi durò solo 12 giorni, dal 16 al 28 Ottobre 1962, e fu risolta dopo trattative che scongiurarono il pericolo di guerra nucleare tra le due superpotenze.
In quelle due settimane il Dow Jones arrivò a perdere circa l’1% ma nel resto dell’anno arrivo a guadagnare più del 10%.

Attacco alle torri gemelle:
Nelle due settimane che seguirono all’attacco del 11 Settembre, il mercato perse circa il 15% facendo entrare tutto il mondo in un clima di incertezza e paura.
Ma entro un paio di mesi il mercato recuperò tutte le perdite.

Invasione dell’Iraq da parte degli Usa:
Gli Usa invaserò l’Iraq nel marzo del 2003 e nonostante questa nuova situazione di incertezza, il mercato guadagnò più del 30% da quel momento fino alla fine dell’anno.

Tutti questi eventi ci aiutano a capire che le reazioni dei mercati alle crisi, e ai conflitti geopolitici, non sono scontate.
Non è mai facile capire come gli investitori reagiranno a questi eventi.

E’ difficile prevedere quello che può essere il futuro di questa situazione di instabilità tra Iran e Usa e non sempre i mercati rispondono a questi eventi in modo negativo. Ci tengo a precisare che spero che la situazione si risolva in fretta senza ulteriori attacchi da entrambe le parti.

Ma cosa può fare l’investitore in questi casi?
Ecco quindi l’importanza di costruire in maniera strategica portafogli di investimento a lungo termine dove all’interno, oltre ai tradizionali investimenti, devono essere previsti anche strumenti di difesa come Oro, Franco Svizzero, Yen Giapponese e dollaro USA, ma fino a un limite massimo totale del 20%.

Al prossimo articolo…

Foto di apertura: elaborazione personale

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