Letture per le tue Finanze: Banche: Possiamo ancora fidarci?

Abbaiare o lanciare semplicemente un allarme, ecco cosa avrebbe dovuto fare la Banca d’Italia, autorità di vigilanza massima del sistema bancario. Se l’avesse fatto, molti dei crack bancari degli ultimi anni sarebbero stati evitati.
E’ questa la convinzione di Federico Rampini nel suo libro “Banche: possiamo ancora fidarci?” dove ci racconta in maniera molto lucida la storia del sistema bancario mondiale dal 2007, anno di inizio della crisi finanziaria.

Federico Rampini, corrispondente del giornale Repubblica da New York, ha insegnato in alcune prestigiose università internazionali e scritto numerosi saggi anche di natura economica.

Ci racconta perché l’intero sistema bancario mondiale è fragile:
In Italia la debolezza degli istituti bancari è legata alle “sofferenze”, quei prestiti concessi e non restituiti totalmente dai debitori originari.
Questo problema è la diretta conseguenza del disastro dell’economia reale Italiana con un Pil nazionale diminuito del 10% e i fatturati delle imprese crollati del 25%.
Per quanto riguarda le banche Svizzere, Tedesche e Inglesi, le perdite sono state dovute alla speculazione con acquisto di titoli derivati e altri titoli tossici a cui oggi è difficile dare un valore di mercato. In certi casi hanno dovuto pagare multe pesantissime per comportamenti speculativi illeciti.

Come uscire da questa situazione?
Ci hanno provato le principali Banche Centrali (Federal Reserve, Banca Centrale Europea e la Banca Centrale del Giappone) abbassando i tassi di interesse e facendo ripetute azioni di Quantitative Easing, cioè stampare moneta con cui acquistare titoli obbligazionari.

La prima azione, riduzione dei tassi di interesse, ha portato a un mondo alla rovescia con tassi di interesse negativi e con investitori disposti a mettere soldi in certe categorie di titoli sicuri, sapendo che ricaveranno meno di quanto pagano oggi.
La seconda via, il Quantitative Easing, ha portato banchieri centrali impotenti ed inondato i mercati di liquidità. Impotenti perché nonostante i ripetuti sforzi stampare moneta per fabbricare inflazione non ha portato ai risultati sperati.
Per il sistema bancario l’aiuto delle Banche Centrali è stato importante ma sarebbe vano se non seguito da una operazione di trasparenza nei propri bilanci: annunciare perdite ammettendo che molti crediti inesigibili sono da considerarsi perduti per sempre. Il passo successivo è reperire capitali nuovi, risorse fresche per ricominciare a fare credito.

Cosa mia ha colpito di più in questo libro:
La finanza batte l’Economia reale 9 a 1. La somma dei titoli finanziari (derivati, titoli obbligazionari e capitalizzazione delle azioni nelle borse mondiali) sfiora i 700.000 miliardi di Dollari, ovvero 9 volte il Prodotto interno lordo di tutto il pianeta.
La finanza non è al servizio dell’economia reale, ma al contrario la sovrasta e la comanda.
Gli squilibri dell’economia in America e Europa sono legati al mondo della finanza. Trenta anni fa lo 0,1% degli Americani controllava il 9% della ricchezza nazionale, oggi il 22%.

Il consiglio pratico per chi volesse investire sui mercati:
La Cina è un grave focolaio di instabilità: troppi debiti, opere pubbliche inutili, inefficienze e corruzione. Sofferenze delle principali banche cinesi pari a più della metà del Pil Cinese e sei volte superiori alle sofferenze bancarie Europee.
Crescere meno ma crescere meglio: è questa la delicata transizione della Cina, ma prima di arrivarci però può incappare in tempeste violente anche perché centinaia di milioni di Cinesi hanno investito i propri risparmi in Borsa.

Per finire vi vorrei leggere alcuni passi di un articolo scritto da Angelo Baglioni, un economista italiano e pubblicato sul sito lavoce.info dal titolo “Perché in banca le sedie ballano”:
“C’era una volta il bancario, era il tranquillo impiegato o funzionario di banca che faceva sempre le stesse cose. Arrivava alla mattina in ufficio e aggiornava il timbro per mettere la data sui moduli.
Guardava un po’ i conti di un’impresa alla quale la banca aveva fatto un prestito, e magari alzava il telefono per chiamare il titolare e chiedere qualche spiegazione. Insomma la vita del bancario non era eccitante, ma si guadagnava bene e il posto era sicuro.
Oggi è tutto diverso. Chi sta allo sportello deve convincere la clientela a comprare prodotti finanziari che lui stesso non capisce. Deve far finta di sapere dove sta andando l’economia, non solo quella italiana, ma anche quella dei paesi più lontani, perché c’è il cliente che vuole investire sui mercati asiatici.”

Alla prossima…

Foto di apertura: elaborazione personale

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