Ti piacerebbe andare sullo spazio?

Capita sempre di più di sentire parlare di viaggi spaziali
Capiamo che tipo di settore è e di come possiamo fare per puntare su questo settore senza fare investimenti miliardari come Bezos, Musk e Branson.

Fin da bambini siamo nati con le saghe di Guerre Stellari e Star Trek che ci hanno fatto immaginare un futuro lontano dalla Terra.

Partendo dai numeri, secondo la Satellite Industry Association, la Space Economy conta già su un giro d’affari di 366 miliardi di dollari di cui il 74% riconducibile all’industria satellitare.

Naturalmente tale settore cresce a ritmi vertiginosi, aprendo di giorno in giorno nuovi orizzonti agli investitori.
Richard Branson, Elon Musk e Jeff Bezos stanno accelerando gli investimenti per la conquista dello spazio partendo da quello più vicino al Pianeta. E non in senso figurato.
I tre visionari si propongono infatti di avviare accordi commerciali proficui e per gli investitori potrebbero aprirsi, oltre a prospettive di futuri voli orbitali a scopi turistici, anche opportunità di investimento.

Branson è attivo con la società Virgin Galactic, Musk con la SpaceX e la controllata Starlink che è attiva nella creazione di una costellazione di satelliti in orbita terrestre capaci di garantire l’acceso a internet e Bezos con la Blue Origin che è attiva nell’esplorazione dello spazio e la Project Kuiper che supervisiona la fornitura di internet ad Amazon.

Lo spazio non sarà solo un’opportunità per governi e miliardari dalle tasche profonde. Il settore ora è accessibile ad un’ampia gamma di imprenditori e imprese che cercano di monetizzare sul suo potenziale di crescita.

3 sono i trend fondamentali che sosterranno il settore nel medio termine:
• le elevate barriere all’ingresso determinate dai costi stellari e dell’altrettanta siderale competenza tecnica;
• la sempre più stretta dipendenza nella vita quotidiana delle persone dalle infrastrutture satellitari (per quanto il più delle volte inconsapevole) per temi emergenti come 5G, blockchain e cloud;
• la difesa spaziale come area di spesa irrinunciabile per le superpotenze mondiali.

Inoltre i progressi nell’elettronica hanno permesso alle aziende di produrre satelliti più compatti e potenti in modo più efficiente dal punto di vista dei costi. Questa riduzione delle spese per le attrezzature consentirà alle imprese di allocare più risorse ad iniziative rivolte allo spazio.

Quanto alle prospettive future, lo sviluppo del tema spaziale potrebbe unire gli interessi pubblici a presidiare un tema così strategico con quello delle imprese private proprio perché i governi si affidano principalmente alle aziende private per sviluppare infrastrutture e tecnologie di difesa.

In particolare sono da tenere d’occhio cinque comparti da cui in futuro potranno emergere operatori dell’industria dello spazio: il turismo spaziale incluso trasporto e ospitalità; sistemi di difesa nello spazio; esplorazione ed estrazione nello spazio; colonizzazione spaziale e infrastrutture necessari; tecnologie che possano dare vita alla Space Economy.

Ci sono diversi strumenti per investire in questo mercato:
Procure Space ETF (codice Nasdaq: UFO) fondo scambiato in Borsa dall’aprile del 2019 che dà un’esposizione esclusiva all’industria spaziale globale investendo in 31 società internazionali quotate (non quotato su Borsa Italiana);
Ark Space Exploration di Cathie Wood, guru hi tech (non quotato sulla Borsa Italiana);
Virgin Galactic (Wall Street), pioniere dei viaggi ipersonici quotatosi nell’ottobre del 2019 (in attesa che Musk e Bezos quotino le proprie creature);
Maxar Tecnologies, fornitore di servizi satellitari;
• Colossi della difesa come Lockheed Martin che ha appena acquisito il lanciarazzi Arojet Rockedyn e Northrop Grumman.
• E non mancano anche società da guardare in Piazza Affari come Avio, Leonardo e Stm che recentemente ha firmato un accordo con la Starlink di Musk.

Infine voglio parlare di D-Orbit, una startup che ha il quartier generale sul lago di Como.
L’ha fondata Luca Rossettini una decina di anni fa. Era convinto che per lo spazio presto sarebbe cambiato tutto: i satelliti sarebbero diventati sempre più piccoli e performanti, se ne sarebbero lanciati sempre di più e si apriva un mercato per chi sapeva gestirli.

Per gestirli occorre saper fare tre cose essenzialmente: uno, posizionarli al punto giusto nel più breve tempo possibile perché un satellite ha un ciclo vitale limitato; due, aggiustarli, ripararli in volo in caso di piccoli guasti; tre, recuperarli e riportarli a terra per rottamarli invece di lasciarli vagare nello spazio, con rischi di collisioni pericolose.

Allora Rossettini parlava solo di questo terzo punto: voglio fare lo spazzino spaziale, diceva.
In dieci anni ha costruito una azienda vera (un centinaio di dipendenti con uffici a Londra e Lisbona) con una tecnologia di cui pochi dispongono nel mondo. E infatti ha la fila di aziende che ora vogliono che D-Orbit si occupi del loro satellite: per ora di posizionarlo, presto di ripararlo, un giorno di smaltirlo.

Ricordo sempre che questo è un settore molto di nicchia al momento e molto rischioso, quindi deve essere gestito come per il sale, “un pizzico” in modo tale da non bruciarsi…

Il viaggio nello spazio è sempre stato un sogno di molti bambini (e io ero uno di loro) e vedere che oggi molti imprenditori famosi stanno puntando a questo business mi fa ben sperare che questo sogno possa diventare realtà…

Alla prossima…

Foto di apertura: elaborazione personale

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